- Che cos’è lo Yoga -

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita “Yug” che significa unire, legare, soggiogare, dirigere, concentrare l’attenzione, usare ed applicare. Significa anche unione, comunione.

Esso quindi significa “il soggiogamento di tutti i poteri del corpo, della mente e dell’anima allo Spirito Universale Supremo; significa inoltre disciplinare l’intelletto, la mente, le emozioni, la volontà, condizioni presupposte dallo Yoga; significa equilibrio dell’anima che rende capaci di guardare alla vita con equanimità in tutti i suoi aspetti”  (Mahadev Desai).

Lo Yoga è uno dei sistemi ortodossi della filosofia indiana. Esso fu coordinato e sistematizzato da Patañjāli, nella sua opera classica, lo Yoga Sutra che è composto da 196 aforismi. Nel pensiero indiano, tutto è permeato dallo Spirito Universale Supremo (Paramātmā) di cui lo spirito umano individuale (jivātmā) è una parte. Lo Yoga è così chiamato poiché insegna i mezzi con i quali lo jivātmā può essere unito, o essere in comunione con il Paramātmā, così da assicurare la liberazione dalla ruota delle incarnazioni.

Nel Secondo aforisma del primo capitolo dello Yoga Sutra, Patañjāli descrive lo Yoga come “chitta vṛitti nirodhah” che può essere tradotto come controllo (nirodhah) che limita i movimenti (vṛitti) della mente (chitta). La parola “chitta” indica la mente nel suo senso assoluto o collettivo, nella sua divisione in categorie:

a)      la mente (manas) individuale, con potere e facoltà di attenzione, selezione e rifiuto; è la oscillante facoltà della mente;

b)      l’intelligenza o ragione (buddhi, che è la facoltà deliberativa che determina la distinzione tra le cose);

c)      l’ego (ahṁkāra, letteralmente l’io-creatore, lo stato che accerta che “io so”).

La parola “vṛitti” deriva dalla radice sanscrita “vṛt” che significa girare, voltare, rotolare: indica perciò lo svolgersi delle azioni, il comportamento, il modo di essere, lo stato o la condizione mentale. Lo Yoga è il metodo con cui viene calmata la mente inquieta e l’energia vitale è diretta in canali costruttivi. Come un potente fiume, quando appropriatamente imbrigliato in dighe e canali, crea un vasto serbatoio d’acqua, previene la carestia e fornisce una gran quantità d’energia per l’industria, così anche la mente, quando viene controllata, fornisce una riserva di pace e genera abbondante energia per l’elevazione umana.

Colui che segue il cammino dello Yoga è uno “yogi” o “yogin”.

Nel sesto capitolo della Bhagavad Gītā, che è la massima autorità sulla filosofia dello Yoga, Śri Krishna indica ad Arjuna il significato dello Yoga come liberazione dal dolore e dalla sventura. ”Quando la mente, l’intelletto e l’io (ahaṁkāra) sono sotto controllo, liberi dai desideri e stabiliti nello spirito, allora l’uomo diventa uno Yukta – uomo in comunione con Dio. Una lampada non tremola quando non soffiano venti; così è per uno yogi, che controlla la sua mente, il suo intelletto e il suo io, assorto nello spirito che è in lui. Quando la pratica dello Yoga placa l’agitazione della mente, dell’intelletto e dell’io, lo yogi, con la grazia dello Spirito che è in lui, trova completo appagamento. Così conosce l’eterna gioia, al di là del confine dei sensi e che la ragione non può afferrare. Rimane in questa realtà e non si allontana da essa. Ha trovato il tesoro al di sopra di tutti gli altri. Non vi è niente di più alto di tutto ciò. Colui che lo ha capito, non può essere toccato dalle sventure più grandi. Questo è il vero significato dello Yoga: una liberazione dal dolore e dalla sventura”.

Come un diamante ben tagliato presenta molte sfaccettature, ognuna delle quali riflette un diverso tono di luce, così la parola Yoga, con ciascuna sfaccettatura, riflette un significato e rivela aspetti differenti dell’intera gamma dello sforzo umano diretto al raggiungimento della pace interiore e della felicità.

La Bhagavad Gītā fornisce ulteriori spiegazioni sul significato dello Yoga e dà molta importanza al Karma Yoga (lo Yoga dell’azione). “Il lavoro solo è tuo privilegio, sii libero dall’attaccamento ai frutti che ne possono derivare. Non fare mai in modo che i frutti dell’azione siano il tuo movente, e non smettere mai di lavorare. Lavora nel nome del signore, abbandonando i desideri egoistici. Rimanere con animo quieto di fronte al successo o al fallimento. Questo equilibrio si chiama Yoga”.

Lo Yoga è inoltre definito come saggezza, armonia e moderazione nel lavoro o intelligente modo di vivere. “lo Yoga non è per chi mangia troppo o troppo poco, né per chi dorme troppo o troppo poco. Lo Yoga distrugge ogni dolore e ogni pena con la moderazione nel mangiare e nel riposare, regolando le attività ed armonizzando il sonno e la veglia”.

(Teoria e Pratica dello Yoga – Ed. Mediterranee 2003)

alessia antonetti